Ci è venuto il magone. Abbiamo pianto. Nessuno è immune al dolore. Nessuno è indifferente a Diego Maradona. Il più grande di tutti. Il più sfortunato di tutti. Anche nella morte. 

Genio e sregolatezza ci hanno insegnato a scrivere quando parliamo di lui. Invece Diego era qualcosa in più. Uno di famiglia. Uno che quando dribblavi il compagno in strada con il Super Santos dicevi: “Ua, è chi so, Maradona?”. Perché Diego era l’eccellenza assoluta. Quella inarrivabile. 

Non c’è un solo napoletano che l’abbia condannato per la sua vita. Lo hanno amato. Amato alla follia. Come solo un mito si può amare. Il più grande in assoluto. Ha vissuto da Re in mezzo al campo è andato via da uomo sofferente nella periferia di Buenos Aires. Nella tranquilla Tigres, da dove sognava il ritorno. Perché come tutti i grandi della storia, Diego si è ritrovato esiliato. Dalla Fifa, nel suo percorso professionale, dalla vita negli ultimi istanti. Operato la scorsa settimana non c’è l’ha fatta. A 60 anni ha chiuso gli occhi, definitivamente. Forse Diego li chiudeva anche quando andava alla ricerca di pace, lontano dai letti e vasche da bagno dorate. 

Un idolo che tutti ricordano come una persona buona, generosa, vittima della sua stessa grandezza. Ma Diego era nato povero, agli eccessi, al lusso, non era abituato. Era catapultato in una realtà non sua. 

E’ partito ultimo della fila per diventare il primo in assoluto. Perché la sua non era bravura, era semplice magia, quella che incanta, che lascia a bocca aperta. Dove non arrivavano gli altri c’era Diego, un dio tra gli esseri mortali del pallone. 

Il personaggio Maradona ha tutte le sfumature dei grandi della storia. Anche lui è stato esiliato dalla Napoli che ha conquistato e con la quale ha conquistato l’Italia e l’Europa. A distanza di anni c’è solo il rammarico di non avere in bacheca qualche coppa in più da mostrare. Vero che il Napoli non l’ha saputo gestire e Napoli è stata una mamma che per il troppo amore si è rivelata fin troppo permissiva concedendogli una vita di eccessi e perdoni. 

Il Maradona al Mondiale del 1986 è il D10S che tutti conoscono. Icona di un calcio che non morirà mai, che chiede amore. Proprio come lo chiedeva Diego. Per i suoi eccessi, per le sue paure. Per i suoi rifugi. Si è rifugiato dalla parte sbagliata della paura Diego, ma qualcuno ha mai pensato di prendergli la mano e riportarlo indietro? Oggi, 25 novembre 2020, è un vero addio. Il più doloroso, il più triste. Buon viaggio Diego, ora hai la pace che meriti.