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Diego Armando Maradona nel 2003 | Magiconapoli.it LaPresse

Il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero de Raho ha rilasciato un’intervista ai microfoni di Repubblica. Il magistrato ha parlato in merito all’interrogatorio a cui sottopose Maradona dopo le vicende delle foto con i fratelli Giuliano di Forcella, boss della Camorra, con cui Diego strinse rapporti. 

“Quando lo interrogai, ricordo che percepii immediatamente un’enorme fragilità dell’uomo. Una debolezza interiore che evidentemente combatteva, riuscendo a superarla in campo e nel rapporto con la squadra e col pubblico. Ebbe difficoltà nel giustificare i suoi rapporti dimostrati da quelle foto e fu come se, proprio in quel momento, fosse diventato consapevole di dove era andato e con chi. E a quel punto accadde l’impensabile. In tanti anni di magistratura non mi è mai capitato”.

“Ad un tratto, con la sua rapidità atletica, si alzò dalla sedia e fuggì. Fu un lampo. Fuori, ad attenderlo, c’era l’avvocato Vincenzo Maria Siniscalchi, che lo aveva accompagnato nel mio ufficio restandone poi fuori perchè lo stato giuridico di Maradona era quello di testimone e non di indagato. A lui chiesi di riportarlo subito nella mia stanza. Cosa che fece in breve. Imbarazzato, con toni rispettosi ed educati, mi chiese di scusarlo per la fuga. Sì, l’eroe del calcio era un uomo fragile e penso che questa sua profonda fragilità sia stata anche la causa delle sue gravi disavventure umane che poi seguirono e ne segnarono l’esistenza”.