Osimhen: "Mi dispiace per i tifosi. Sono stato vittima di insulti razzisti e ho preso la mia decisione"

17 Febbraio 2026
- di
Redazione MagicoNapoli
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Victor Osimhen
Tempo di lettura: 2 minuti

Questa sera, martedì 17 febbraio, Victor Osimhen si gioca la prima metà della possibilità di accedere agli ottavi di Champions League in una sfida con la Juventus. La Gazzetta dello Sport ha colto l'occasione per intervistare l'ex Napoli e chiedere conferma se avrebbe potuto giocare questa sfida con la maglia bianconera invece che con quella del Galatasaray. Il quotidiano e approfitta anche per tornare sull'addio del giocatore al club partenopeo.

Verso Galatasaray Juventus, le parole di Osimhen sul Napoli

La possibiltà di giocare per la Juventus

“Giuntoli mi chiamò per portarmi alla Juve. Ho parlato con un paio di persone del club, mi hanno mostrato interesse ma sapevo che lui (De Laurentiis, che Osimhen non cita mai, ndr) non mi avrebbe lasciato partire. In ogni caso, l’interesse c’era eccome. E quando ti chiama la Juve, a prescindere da tutto, devi sederti e ascoltare”.

L'addio al Napoli

“A me dispiace per i tifosi, anche perché io non ho mai parlato di quanto è accaduto. Alcuni di loro si sono presentati davanti a casa mia chiedendomi spiegazioni. Ci siamo confrontati, a loro chiedevo di mettersi nei miei panni. Dopo che il Napoli ha pubblicato quel video su TikTok, qualcosa si è rotto definitivamente.

Chiunque può sbagliare un calcio di rigore, chiunque può essere preso in giro per questo. Il Napoli l’ha fatto soltanto con me, tra l’altro con allusioni di un certo tipo. Sono stato vittima di insulti razzisti e ho preso la mia decisione: volevo andare via. Ho cancellato le foto con la maglia del Napoli dal mio Instagram e hanno colto la palla al balzo per mettermi contro i tifosi. E pensare che mia figlia, per me, è più napoletana che nigeriana…”.

Il rapporto con De Laurentiis

“Avevamo un gentlemen agreement in base al quale l’estate successiva sarei potuto partire, ma dall’altra parte l’impegno non è stato mantenuto del tutto. Hanno provato a mandarmi a giocare ovunque, mi trattavano come un cane. Vai di qua, vai di là, fai questo, fai quello… Ho faticato tanto per fare carriera, non potevo accettare quel tipo di trattamento. Non sono un burattino”.

Il ruolo di Conte

“Certo, anche se hanno detto in giro che non mi voleva in squadra. Siamo seri? Quale allenatore in quel momento non mi avrebbe voluto? Appena arrivato, Conte mi ha chiamato nel suo ufficio e mi ha detto che era a conoscenza della situazione ma che, nonostante tutto, voleva che rimanessi. Gli spiegai che mi sarebbe piaciuto lavorare con lui ma ormai avevo fatto la mia scelta: non volevo continuare a lavorare in un posto in cui non mi sentivo felice”.

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