L'ultimo inchino di Callejon al Napoli

9 Agosto 2020
- Di
Redazione MagicoNapoli
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L'ULTIMO INCHINO DI CALLEJON AL NAPOLI - Stavolta il saluto non c'è stato dopo un gol, ma dopo l'addio alla Champions League e alla maglia azzurra.

L'ULTIMO INCHINO DI CALLEJON, SEMPLICEMENTE GRAZIE

“Saper mettere un punto e andare a capo è uno dei segreti di ogni storia della vita. Se lo ritardi la rovini, se l’anticipi, la bruci, gli addii non si annunziano, si compiono, e la loro violenza è inevitabile come quando si muore”.
Jack Folla

L’inizio di una storia è dolce, intrigante, non sai quando e fin dove potrai arrivare, l’intreccio è coinvolgente, carico di tensioni ed emozioni, l’addio è invece la parte più difficile, l’addio è struggente e sospiroso.

11 Luglio 2013. È un caldo giovedì d’estate quando con un tweet Aurelio De Laurentiis annuncia l’arrivo di un tale José Maria Callejon, fino a quel momento sconosciuto in Italia, dalle file del Real Madrid.
Per molti un mediocre, lo definivano un calciatore ordinario, uno che fisicamente era poco adatto per il calcio italiano, in pochi avrebbero scommesso che lo “scarto del Real” sarebbe diventato tra i protagonisti del ciclo più importante dell’era moderna azzurra.

Ma chi è stato realmente Callejon per Napoli?


El caballero triste, per via del suo volto velato sempre da una cupa malinconia, non mai è stato un fuoriclasse, un calciatore che le partite le risolveva da solo. Callejon non è stato un bomber da 30 gol a stagione o uno che dribblava e andava in porta.

Callejon è semplicemente stato Callejon.

Equilibratore tra attacco e centrocampo, José si è sempre sacrificato per il bene comune della squadra.
Quella fascia, la sua fascia destra che porta ancora oggi il suo marchio, l’ha percorsa migliaia di volte.
Impressionante la sua velocità nel passare dalla difesa all’attacco della profondità. Mourinho per questo in un’intervista lo definì come uno dei calciatori più importanti del suo Real.
Josè per il Napoli è stato un calciatore più unico che raro.
I suoi tagli perfetti sulla linea difensiva avversaria con assist di Insigne meriterebbero di essere mostrati a Coverciano per i prossimi 100 anni. Si perché calciatori come Josè, con le caratteristiche di Josè, ne nascono uno ogni cento anni.

Mai una parola fuori posto, un gesto inconsulto in campo. Mai una critica verso allenatore e società, un atto di stizza contro la tifoseria, mai una parola di sfogo.

Callejon è il calciatore di Frosinone, quando i tifosi ultras rifiutano la sua maglia e gliela lanciano come fosse un rattoppo da cestinare. Lui delicatamente si abbassa per raccoglierla. Amareggiato in cuor suo senza proferire parola, rientra negli spogliatoi.

Mancherà la sua classe, eleganza, integrità sportiva e il suo essere uomo squadra.
Ieri, nella sua ultima gara in azzurro contro il Barcellona, si è chiuso un pezzo di storia della SSC Napoli. Un pezzo di storia che avrebbe meritato un epilogo diverso perché forse Callejon un unico rimpianto ce l’ha, il rimpianto di non esser riuscito in 7 anni a riportare in azzurro "quella cosa" che a Napoli manca da 30 anni, quella cosa che lui ha sfiorato, ma che il fato beffardo gli ha strappato.

Caro José, tante volte dopo i tuoi 64 gol in azzurro, ti sei inchinato, così come fa un vero cavaliere andaluso, per ringraziare tifosi e spettatori, ma oggi siamo noi che ci inchiniamo a te, vero uomo e vero campione.

Grazie di tutto, numero 7.

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